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martedì 7 luglio 2009

Rapporto di ActionAid “Il G8 e la crisi alimentare: una battaglia persa?”

In vista del Vertice G8 di quest’anno, ActionAid ha pubblicato un rapporto sulla sicurezza alimentare globale e sul diritto al cibo. Le 7 raccomandazioni contenute nel documento e rivlte ai leader del G8, indicano le misure necessarie per far fronte in modo concreto alla crisi alimentare:

1. aumentare le risorse all' agricoltura su piccola scala
2. espandere i meccanismi di protezione sociale
3. ricostituire le riserve alimentari
4. affrontare la sfida del cambiamento climatico
5. cambiare le regole commerciali in agricoltura: stop alla liberalizzazione forzata
6. biocarburanti: una falsa soluzione
7. porre fine alla pratica del land grabbing.

In particolare ActionAid ha calcolato che per combattere l’insicurezza alimentare globale, l’aiuto pubblico all’agricoltura dei Paesi del G8 dovrà raggiungere almeno la cifra di 23 miliardi di dollari l’anno entro il 2012, come parte dei 30 miliardi l’anno che la FAO ritiene il minimo indispensabile per rilanciare l’agricoltura a livello globale e sconfiggere la fame. Tale target è calcolato in base al peso economico (PIL) dei paesi del G8 e potrà realizzarsi solamente attraverso lo stanziamento del 0,7% del PIL in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2012.

Per scaricare il rapporto clicca sull'immagine


lunedì 6 luglio 2009

G8, ACTIONAID: ITALIA ALL’ULTIMO POSTO NELLA LOTTA ALLA FAME

De Fraia: “il G8 deve investire 23 miliardi di dollari l’anno per non perdere credibilità

“I leader del G8 che tra poche ore si riuniranno a L’Aquila, hanno un’unica possibilità per contribuire a fermare la spirale della fame che cresce inesorabile di giorno in giorno: investire 23 miliardi di dollari l’anno in aiuto pubblico per il settore agricolo su piccola scala. Tale cifra è parte dei 30 miliardi l’anno che la FAO ritiene il minimo indispensabile per rilanciare l’agricoltura a livello globale e sconfiggere la fame”. Questo l’appello di Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di ActionAid, alla vigilia del Vertice dei capi di stato del G8.

In occasione del G8, l’organizzazione internazionale ha realizzato un’analisi che quantifica e cadenza il contributo che i Paesi del G8 dovranno dare annualmente, da qui al 2012, per mantenere l’impegno preso lo scorso anno contro la crisi alimentare globale. Secondo le stime di ActionAid, l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi del G8 nella lotta alla fame: attualmente spende 220 milioni mentre dovrebbe arrivare a quota 1, 59 miliardi entro il 2012. Tale target è calcolato in base al peso economico (PIL) dei paesi del G8 e potrà realizzarsi solamente attraverso lo stanziamento del 0,7% del PIL in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2012.

“Lo scorso luglio, nel bel mezzo di una crisi alimentare globale, durante il vertice in Giappone i capi di stato del G8 hanno adottato una dichiarazione di intenti sulla sicurezza alimentare globale. Sono circa 3 i miliardi di dollari erogati finora dai paesi del G8 rispetto ai 10 che si impegnati a stanziare in aiuti alimentari, protezione sociale e aiuti all’agricoltura. Nel corso di un solo anno, 100 milioni di persone in più sono scese sotto la soglia di povertà. Il vertice della prossima settimana è dunque l’ultima occasione che ha G8 per riguadagnare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, stanca di ascoltare promesse che non vengono mantenute”.

sabato 20 giugno 2009

FAO: ACTIONAID, 1,02 MILIARDI DI AFFAMATI, FRUTTO DI IMPEGNI POLITICI NON MANTENUTI

Più di un sesto della popolazione mondiale è in stato di malnutrizione, 100 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso. Questo non fa che confermare le previsioni che ActionAid aveva fatto già un anno fa. Il rischio è che, senza una decisa inversione di rotta nelle politiche a sostegno del diritto al cibo, il numero degli affamati continuerà nella sua crescita esponenziale”. Così Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid nel giorno in cui la FAO fornisce le nuove stime.

"E' dunque sempre più urgente incrementare la spesa per lo sviluppo in agricoltura: basterebbe meno di un decimo di quanto stanziato ogni anno per i sussidi agricoli ai paesi dell’OCSE per dare una risposta efficace alla sfida globale dell’accesso al cibo. Mentre ogni anno sono stanziati ben 365 miliardi di euro per sovvenzionare l’agricoltura nei paesi dell’OCSE, i governi delle maggiori potenze mondiali non sono in grado di reperire fondi per rilanciare l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo”, prosegue De Ponte. "Il governo italiano poi, non ha dato segnali incoraggianti in questa direzione: i tagli dell’ultima finanziaria di oltre il 50% delle risorse destinate alla cooperazione ne sono la dimostrazione"

"E’ importante", conclude De Ponte, "che l’Italia, alla guida dell’imminente G8, dia dei forti segnali di volontà politica nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, dando una risposta adeguata alla sfida globale dell’accesso al cibo per tutti. Il nostro paese ha il dovere, proprio per il ruolo che sta per prendere sullo scenario internazionale, di dare un forte impulso in questa direzione".

Nuove statistiche FAO sulla fame nel mondo: mai così alto il numero di malnutriti

La FAO ha reso note le nuove statistiche sulla fame nel mondo. 1,20 miliardi di persone risultano malnutrite, una cifra che supera di oltre 100 milioni il livello dell’anno scorso e rappresenta circa un sesto della popolazione mondiale. L’attuale crisi globale sarebbe la causa principale del drastico aumento della fame nel mondo in quanto i redditi e le opportunità di impiego ha ridotto notevolmente l’accesso al cibo da parte dei poveri. L’aumento del numero di malnutriti non dipende da una scarsa offerta alimentare, il 2009 è infatti stato un anno positivo in termini di produzione cerealicola. Tuttavia i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati notevolmente e la crisi ha contribuito e aggravato lo scarso potere d’acquisto da parte di gran parte della popolazione che già viveva in condizioni di vulnerabilità. Tra le cause dell’aumento dei prodotti alimentari vi sono la produzione di biocarburanti e la mancanza di una regolamentazione internazionale sull’acquisto di terreni agricoli dei Paesi in via di sviluppo da parte delle multinazionali e dei governi dei Paesi ricchi. Inoltre in questi anni i Governi hanno fallito nel dare una soluzione al problema della fame nel mondo, non rispettando gli impegni presi e non fornendo risposte adeguate a questo fenomeno globale. Per questo è necessario che l’agricoltura e la lotta alla fame siano al centro dell’agenda politica internazionale. In questo senso i Paesi del G8 possono fare la differenza, adottando misure idonee e risposte efficaci alla crisi globale che colpisce in particolare i Paesi più vulnerabili (benché si noti un aumento del numero di malnutriti anche nei Paesi industrializzati) e mantenendo le promesse fatte nelle principali sedi internazionali.

Maggiori informazioni disponibili nel comunicato stampa della FAO, al link: www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Press%20release%20june-it.pdf

mercoledì 9 luglio 2008

Bye-bye Toyako, Hello la Maddalena.

Toyako, 9 luglio. Si stanno concludendo gli ultimi incontri, con le sessioni dedicate al MEM (Meeting of Major Economies on Energy Security and Climate Change) e all’Outreach; riunioni che servono agli otto più ricchi per cercare di ottenere il sostegno di un gruppo ampio di Paesi, che include Australia, Brasile, China, India, Indonesia, Korea, Mexico e South Africa. Ma le posizioni dei leader del G8 su cambiamenti climatici, sviluppo e Africa, crisi alimentare e economia globale sono state già annunciate.


Al termine del G8 la coalizione per la lotta contro la povertà (Gcap) giapponese passa il testimone alla coalizione italiana, qui rappresentata da Luca De Fraia (ActionAid)



E’ stato confermato il timore che questo vertice potesse essere un evento di transizione in attesa del cambiamento degli equilibri internazionali, anche in ragione del rinnovo della presidenza degli Stati Uniti e di un possibile rilancio delle iniziative multilaterali.

Da Toyako emerge una debole riarticolazione degli impegni presi negli anni passati. Le risposta del G8 alla sfida dei cambiamenti climatici mette in evidenza la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi e la necessità di trovare un minimo comune denominatore. Nel documento finale si fa riferimento al taglio del 50% delle emissioni entro il 2050, riprendendo così l’orientamento espresso già l’anno scorso. Siamo ancora lontani però da impegni vincolanti che possano assicurare il raggiungimento dell’obiettivo. La fragilità dell’accordo è esaltata dall’assenza di obiettivi intermedi (riduzioni significative nei prossimi 10-15 anni), che pure sono parte delle politiche dei Paesi Europei che appartengono al ristretto circolo degli otto. L’agenda ambientale sarà un’eredità pesante che l’Italia dovrà gestire per poter garantire che i negoziati per un accordo sul post Kyoto possano arrivare a una conclusione alla conferenza di Copenhagen nel dicembre del 2009.

Il Vertice non ha rafforzato l’impegno per lo sviluppo dell’Africa: il documento proposto dal G8 non contiene alcun miglioramento significativo sul tema delle risorse, che è invece è necessario alla luce dei ritardi che l’Ocse aveva più volte segnalato per il raggiungimento degli obiettivi posti a Gleneagles. La formulazione sull’avanzamento degli aiuti entro il 2010 di 50 miliardi all’anno è una constatazione degli impegni presi nei Summit precedenti, ma ancora una volta non contiene alcun meccanismo vincolante per i Paesi membri del G8. E’ poco credibile che in poco più di due anni si possa colmare il gap che c’è tra lo stato attuale e gli impegni da raggiungere entro il 2010.

L’obiettivo dell’Accesso Universale alle cure e trattamento per l’AIDS entro il 2010 è fuori portata. L’impegno allo stanziamento di 60 miliardi di dollari già preso allo scorso Vertice di Heiligendamm è stato confermato, ma verrà spalmato su cinque anni invece che su tre: è un passo indietro, che non consentirà di garantire l’accesso alle terapie antiretrovirali agli oltre sette milioni di persone che attualmente rischiano di perdere la vita. Il documento, inoltre, è poco chiaro sulla destinazione di queste risorse che sarebbero a sostegno della spesa sanitaria globale e quindi non consente di definire con precisione su cosa saranno indirizzate le risorse e quanto di esse sarà dedicato alla lotta alle pandemie e quanto invece ai sistemi sanitari e alla spesa sanitaria più in generale.

Il G8 ha dimostrato di non essere in grado di prendere le misure indispensabili per affrontare in maniera decisa la crisi alimentare, Se è apprezzabile il riferimento alla necessità di rafforzare anche nell’emergenza l’agricoltura locale attraverso la promozione dell’acquisto su base regionale degli aiuti alimentari, il G8 avrebbe potuto fare molto di più per affrontare con efficacia la crisi . Ad esempio, L’impegno da parte del G8 di 10 miliardi di dollari è associato a interventi di breve, medio e lungo termine, e lascia così indefinito il reale periodo di esborso e soprattutto non c’è alcun sistema vincolante che garantisca che questi aiuti vengano poi effettivamente sborsati dai paesi membri.

Sebbene il riconoscimento delle potenzialità del sistema delle Nazioni Unite e la necessità di rilanciare e rafforzare il ruolo della FAO sia importante, ci sono molti elementi della dichiarazione dei G8 che lasciano perplessi. Fra questi: il mancato riferimento alla questione di sussidi in agricoltura; l'introduzione di un meccanismo “virtuale” di risposta coordinata al problema reale della crisi alimentare che è assolutamente al di sotto delle condizioni imposte dalla emergenza; il rilancio di tecnologie per il miglioramento della produzione, che potrebbe portare ad un’inopportuna apertura agli OGM; la posizione sui biocarburanti del G8 che non prende assolutamente in considerazione l’impatto che la loro produzione sta avendo sulla crisi alimentare.

Questa è l’eredità che Toyako lascia per La Maddalena, e il governo italiano dovrà affrontare sfide e superare ostacoli per portare a casa un successo.

Luca De Fraia, Direttore della Policy di ActionAid
Osservatore al G8 di Toyako