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venerdì 12 giugno 2009

Rapporto ONE accusa Italia e Francia di non rispettare gli impegni per combattere la povertà

Il Rapporto 2009 della Campagna internazionale ONE accusa Italia e Francia di non rispettare gli impegni presi al summit di Gleneagles del 2005 per combattere la povertà, ciò che metterebbe a rischio gli sforzi dell’intero G8.
Secondo il rapporto, il G8 ha fornito solo un terzo (7 miliardi di dollari) degli aiuti promessi nel 2005 all'Africa entro la fine del 2010 (21,5 miliardi di dollari) e prevede che a fine 2009 le risorse stanziate corrisponderanno solo alla metà di quelle promesse. Italia e Francia sarebbero responsabili “dell'80 per cento degli aiuti mancati”. In particolare nel rapporto quella dell’Italia viene definita “di gran lunga la peggiore performance del G8” ed è messa in discussione l’intenzione della Presidenza italiana di mettere l'Africa tra le priorità del vertice di luglio. A questo proposito il rapporto ricorda il taglio di 411 milioni di euro alla cooperazione previsto dalla finanziaria 2009 e invita il governo italiano a raggiungere l’obiettivo dello 0,7% del PIL a favore degli aiuti indicato dall’ONU.
Alla presentazione del rapporto tenutosi ieri a Londra, Geldof, consulente di ONE, ha attaccato con queste parole: “Povera, triste Italia. Che la loro economia si trovi in condizioni così disastrose, tali da costringerli a rubare ai poveri, a sottrarre risorse ai malati e a privare i giovani dell'istruzione è un'umiliazione della nostra immaginazione, ma anche dell'anima di quel meraviglioso paese. Vergogna, Italia. Il tuo governo ti disonora”. Secondo ONE infatti l'operato dell'Italia fa sorgere domande sulla sua credibilità come presidente del G8 di quest'anno.

Clicca qui per leggere l'articolo del Sole 24 ore sul rapporto di ONE in cui viene presentata l'analisi di ActionAid sui tagli alla cooperazione previsti dalla finanziaria 2009.

Il rapporto di ONE è disponibile al link: www.one.org/international/datareport2009/

venerdì 30 gennaio 2009

World Economic Forum 2009: la crisi economica non deve tagliare gli aiuti

Al World Economic Forum di Davos (28-30 gennaio 2009) molti leader hanno espresso la loro preoccupazione su possibili effetti negativi della crisi economica sugli aiuti allo sviluppo. Primi fra tutti i rappresentanti dei paesi africani, che temono le conseguenze di eventuali tagli agli aiuti, non solo da un punto di vista economico (la Banca africana dello Sviluppo ha stimato che la crescita economica in Africa dovrebbe calare dal 6,5% al 4,5% nel 2009 a causa della crisi mondiale), ma anche in materia di democrazia. Il capo di Stato del Rwanda, Paul Kagame, ha dichiarato infatti che le difficoltà economiche possono fornire dei pretesti per rallentare il cammino verso la democrazia in alcuni stati africani. Anche l'ex segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, ha espresso la sua preoccupazione su eventuali tagli agli aiuti, che non permetterebbero di consolidare i progressi registrati nel continente in questi ultimi anni. Secondo il premier del Mozambico, Luisa Dias Diogo, gli aiuti all'Africa sono "noccioline" per i paesi occidentali se paragonati alle cifre versate per il sostegno alle loro banche e alle loro industrie. Bill Gates ha lanciato un appello ai partecipanti del Forum perché mantengano i loro impegni finanziari verso i paesi in via di sviluppo malgrado la crisi e ha invitato la Cina ad aumentare le sue donazioni. Ha inoltre annunciato una donazione di 34 milioni di dollari al Global Network for Neglected Tropical Deseases, impegnato nella lotta alle malattie tropicali che colpiscono le popolazioni più povere.
Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito la necessità di non abbandonare la lotta alla povertà. Nel quadro della crisi, la Merkel ha dichiarato che per far fronte alla situazione economica mondiale il G8 non è più sufficiente ed è necessario un G20 allargato anche ai capi di stato; ha inoltre affermato che è necessario costituire un Consiglio economico dell’ONU per garantire la regolazione dei mercati, la liberalizzazione del commercio e la protezione dell'ambiente. Ma la crisi, ha sottolineato, non deve avere come conseguenza un taglio agli aiuti ai paesi più vulnerabili.

Per maggiori informazioni:
http://www.weforum.org/

giovedì 22 gennaio 2009

Firmata convenzione tra DGCS, Assoc. ONG Italiane e CINI per migliorare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo

La Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) della Farnesina, l’Associazione delle ONG italiane e il Coordinamento Italiano Network Internazionali (CINI) hanno firmato ieri una convenzione che stabilisce una collaborazione organica al fine di migliorare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo, uno dei temi del G8 di quest’anno. Tale iniziativa mira ad adeguare l’operatività della Cooperazione italiana agli standard internazionali sanciti dalla Dichiarazione di Roma del 2003, da quella di Parigi del 2005 e dal documento ‘Accra Agenda for Action’. La convenzione prevede inoltre il coordinamento di una ‘Task force società civile’, presso la DGCS, da parte di un esperto scelto dalle ONG. L’obiettivo è di elaborare un piano nazionale per l’efficacia degli aiuti.

Per maggiori inormazioni: http://beta.vita.it/news/view/88643

lunedì 19 gennaio 2009

Risultati del sondaggio di ActionAid sulle priorità del G8 per l’Africa

A sei mesi dal suo lancio, si è chiuso sabato 10 gennaio il sondaggio dal titolo: “Quali dovrebbero essere le 3 priorità del G8 italiano per l'Africa?”, pubblicato sul blog di ActionAid dedicato alla trasparenza nell’Aiuto italiano (http://actionaiditalia.blogspot.com).

Qui di seguito le risposte:



venerdì 5 dicembre 2008

Doha

A Doha, in Qatar, si è appena conclusa la Conferenza internazionale sul finanziamento pubblico allo sviluppo. I timori di ActionAid in vista della Conferenza si concentravano sull’impatto della crisi finanziaria, purtroppo usata da alcuni paesi per non proseguire sulla strada dell’aumento dei finanziamenti allo sviluppo. Proprio il recente stanziamento di risorse straordinarie da parte di molti Paesi occidentali per far fronte alla crisi e salvare diversi istituti di credito ha dimostrato che si può trovare il denaro necessario per problemi globali considerati prioritari e che dunque, per sradicare la povertà, ciò che manca spesso è la volontà politica. Anche questo vertice si è concluso senza che siano state prese decisioni adeguate per la soluzione delle crisi alimentare e climatica, che mettono a rischio la sopravvivenza di milioni di persone. “La Conferenza di Doha”, ci dice Luca De Fraia - a capo della delegazione di ActionAid, “doveva essere un occasione per fare il punto sui progressi fatti finora e per prendere finalmente l’impegno di raggiungere lo 0,7% dell’APS/PIL entro il 2015, con la predisposizione di un calendario che dettasse le scadenze precise per gli aumenti negli stanziamenti, ma così non è stato. Al contrario, a Doha abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia politica che ha visto protagonisti i paesi ricchi, che hanno cercato in tutti i modi di sminuire il ruolo delle Nazioni Unite nel processo di riforma della finanza globale, e i paesi poveri, che invece avrebbero voluto rafforzarlo. Il raggiungimento di un accordo sulla necessità di una Conferenza di alto livello delle Nazioni Unite per discutere la crisi economica globale e suoi impatti sui paesi in via di sviluppo potrebbe essere la giusta soluzione per uscire da questo empasse ma soltanto”, conclude De Fraia, “se i paesi del G20 daranno il loro pieno appoggio alle Nazioni Unite”.

mercoledì 10 settembre 2008

La Conferenza internazionale sull’efficacia degli aiuti

All’inizio di settembre si è svolta in Ghana la Conferenza internazionale sull’efficacia degli aiuti: ad Accra delegazioni provenienti da oltre 100 paesi si sono confrontate sull’efficacia degli aiuti internazionali, erogati ogni anno ai paesi più poveri, e del raggiungimento degli obiettivi stabiliti nella Dichiarazione di Parigi del 2005.

Tra i punti di avanzamento più significativi sono stati identificati:

- l’impegno dei paesi donatori ad utilizzare in prima istanza i sistemi di gestione dei paesi partner
- la volontà di ridurre la frammentazione degli interventi;
- l’inclusione di forme di cooperazione sud-sud;
- la ricerca di maggiore coerenza nelle relazioni tra Donatori e Partner (come ad esempio la necessità di affrontare la corruzione e la responsabilità sociale delle imprese)

Non si sono registrati progressi rilevanti nello slegamento dell’aiuto, nei sistemi di monitoraggio indipendenti, nella riduzione delle condizionalità.

“L’impegno europeo ha fatto si che la Conferenza non si chiudesse con un nulla di fatto su tutti i fronti. Se, da una parte, si è riusciti a superare le resistenze di Giappone e Stati Uniti e produrre alcune modifiche al testo iniziale, il summit di Accra si è comunque rivelato deludente” ha commentato a conclusione dei lavori Egizia Petroccione, portavoce del CINI, il Coordinamento Italiano Network Internazionali di cui fanno parte ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS e WWF.

Gli esiti di questa conferenza – anche se modesti – rappresentano comunque una sfida per l’Italia (già in ritardo rispetto agli obiettivi della Dichiarazione di Parigi) e saranno utili per orientare la posizione dell’Italia nei punti di agenda del G8 che affronteranno l’aiuto pubblico allo sviluppo.